Di Dk86 “Buon
compleanno, Natsuki!”. Natsuki
Kuga rimase interdetta per qualche secondo, dopo che, aperta la porta
della sua stanza, si era trovata di fronte Midori che la fissava con
un sorriso di almeno quarantotto denti. Teneva fra le mani un pacco
regalo di dimensioni quantomeno imbarazzanti. Dietro di
lei, appoggiata ad una colonna, Nao inalberava la sua consueta
espressione da
So-Benissimo-Di-Essere-Meglio-Di-Te-E-Te-Lo-Faccio-Pesare. “C-compleanno?”,
borbottò Natsuki con la voce ancora impastata dal sonno appena
interrotto, scostandosi una ciocca di capelli dal viso. La luce del
sole le tormentò le pupille costringendola a socchiudere gli
occhi, e solo in quel momento si rese conto di essere ancora in
pigiama… anche e soprattutto perché si era svegliata meno di
cinque minuti prima. Il sorriso
di Midori, se possibile, si allargò ancora di più.
Natsuki sentì un brivido percorrerle la schiena, e la cosa non
era dovuta solo al fatto che stava indossando solo una camicia da
notte ed era a piedi nudi in una mattina di Marzo; l’eccessiva
allegria di quella donna ogni tanto la spaventava. Distrattamente, si
ritrovò a chiedersi quanti denti potessero trovare posto nella
bocca di qualcuno. “C-che
ore sono?”, mormorò poi, cercando di dare alla propria
chioma un’apparente parvenza di ordine. “Le otto
e mezzo! Scusa se ci siamo presentate qui a quest’ora, ma volevamo
essere le prime a farti gli auguri!”, esclamò la giovane
supplente, con il tono di chi ha appena vinto alla lotteria e sta
spiegando al mondo cosa ne farà di tutti quei soldi. “Veramente”,
puntualizzò Nao senza cambiare espressione, “io l’ho solo
incontrata per strada e ho deciso di venire qui perché non
avevo niente di meglio da fare”. “E,
giusto per curiosità, che giorno è oggi?”, chiese di
nuovo Natsuki. Temeva che da un momento all’altro si sarebbe messa
a sbadigliare. Midori
aggrottò la fronte, mentre il suo sorriso vacillava… ma solo
per un attimo. “Oh, non essere sciocca! Possibile che uno non si
ricordi il giorno in cui compie gli anni? In ogni caso è il
tredici marzo”. L’altra
tirò un interiore sospiro di sollievo: per qualche secondo
aveva accarezzato l’idea che fosse accaduta una qualche assurda
bizzarria temporale, pensiero che in effetti non era così
strano considerando quello che era accaduto nell’accademia Fuuka
nei mesi precedenti. “Allora, semplicemente, oggi non è il
mio compleanno”, annunciò con grande tranquillità. Midori
scoppiò a ridere, come se le avessero appena raccontato la
barzelletta più divertente mai concepita da mente umana; c’era
da credere che, se non avesse avuto le mani occupate dal pacco dono,
si sarebbe data delle pacche sulle ginocchia. “Oh, dai, non
scherzare!”, esclamò; il gigantesco regalo sobbalzò e
rischiò di rovinare al suolo. “E allora mi spieghi per chi
sarebbe la festa che tutti quanti stanno organizzando all’ombra dei
ciliegi in fiore?”. “Beh,
come ti ho detto, oggi non…” cercò di spiegare Natsuki,
prima che la consapevolezza di ciò che le era appena stato
detto la raggiungesse in pieno viso con la stessa forza di un
pianoforte a coda lasciato cadere da un palazzo di venti piani.
“F-festa?”. Nao
ridacchiò. “Oh, sapevo che la cosa non le sarebbe piaciutaper niente”. “Questo
non è giusto! No, non è assolutamente giusto!”.
Haruka, come suo solito, non riusciva a capire che fra un tono di
voce normale e quello che usava lei c’era una bella differenza in
termini di decibel e di rabbia. La cosa, soprattutto in un parco
pieno di persone che tendevano a voltarsi verso di lei ogniqualvolta
sbraitava, si notava parecchio. “Haruka-chan,
per favore, calmati!”. Yukino, talmente rossa in volto che c’era
da stupirsi del fatto che le lenti dei suoi occhiali non si fossero
appannate, cercò di placare la furia dell’amica. Senza
successo, com’era immaginabile. “No, non
mi calmo! Cinque giorni fa è stato il tuo compleanno e nessuno
si è nemmeno ricordato di farti gli auguri; tranne me,
ovviamente. Eppure oggi è il compleanno di Kuga e
all’improvviso ecco che arriva un sacco di gente ad organizzarle
addirittura una festa, anche se non mi è mai sembrato che lei
abbia mai fatto granché per quelli che le stavano intorno! E
questo non è affatto giusto!”. “Suzushiro-san,
non stai dando una buona impressione”. Shizuru, elegantemente
accomodata in un angolo di uno dei tanti teli stesi sotto i ciliegi
che punteggiavano il parco dell’accademia, intervenne in tono
all’apparenza casuale ma in realtà perfettamente calcolato.
Canticchiando qualcosa a mezza voce, afferrò un thermos di tè
verde posto accanto a lei e se ne versò un po’ nella sua
tazza laccata preferita. “Anche se fra pochi giorni ci diplomeremo
e dovremo cedere gli incarichi, siamo ancora membri del Consiglio
Studentesco”. “Oh, ha
parlato la signorina Riso-e-Tè!”, replicò Haruka,
puntando un dito nella sua direzione in maniera nient’affatto
elegante. “Scommetto che nemmeno tu ti sei ricordata del compleanno
di Yukino!”. “A dire,
il vero, Haruka-san”, mormorò la diretta interessata, “la
Presidentessa mi ha anche fatto un regalo… Un libro m-molto
interessante”. “Suzushiro-san,
tu che cosa le hai comprato, invece?”, domandò Shizuru, con
l’espressione tranquilla di chi ha già la vittoria in tasca. Il dito di
Haruka si abbassò molto, molto lentamente. “Beh, non è
una cosa importante, ora come ora! E’ il compleanno di Kuga, oggi,
no?”. La ragazza rientrò nei panni di Direttore Esecutivo
all’istante, notando un gruppetto di ragazzi delle medie seduti
sotto i ciliegi a non fare nulla. “Ehi, voi, sollevate i vostri
sederi e date una mano! Quelle tartine non si farciranno certo da
sole!”. “Questo
è sfruttamento, ecco cos’è!”, replicò Shiho
Munakata, mettendo il broncio. “Oh, non
ci provare nemmeno, Ragazza Polpo!”, rispose Haruka in maniera
spietata: Shizuru era una nemica al di fuori delle sue possibilità,
forse, ma di certo non si sarebbe lasciata sconfiggere da una
mocciosa. “Sei tu che hai accettato di venire, nessuno ti ha
obbligato!”. “Certo”,
disse Shiho, con un tono di voce molto più basso. “Speravo
di poter stare un po’ insieme a Yuichi, però ovviamente lui
è in giro con Mai...”. “Senti,
Mai…”, stava dicendo proprio in quel momento il ragazzo in
questione. “Forse è meglio che io vada a dare una mano agli
altri nel parco, no?”. Era visibilmente imbarazzato. “No,
sono sicura che Natsuki sarà contenta di vederti! Almeno
potrai farle gli auguri prima di tutti gli altri!”, replicò
Mai, con un ampio sorriso. A
braccetto della ragazza, Mikoto camminava strascicando i piedi ed
intervallando un ciondolio di testa ad uno sbadiglio. “Dovevamo
svegliarci proprio così presto, Mai?”. “Su,
Mikoto, sono sicura che ci divertiremo!” esclamò l’altra,
che sembrava decisamente troppo felice ed entusiasta per dare retta a
chicchessia. Non
vedo perché Kuga dovrebbe essere contenta di vedermi di primo
mattino in un giorno di festa. Io, fossi in lei, tirerei contro
qualcosa a chiunque cercasse di svegliarmi prima delle dieci…,pensò Yuichi, mentre Mai bussava alla
porta della stanza di Natsumi. Nemmeno un
secondo dopo, e Nao scivolava fuori dalla camera; prima che
richiudesse la porta, Yuichi fece in tempo a sentire degli schiamazzi
di protesta soffocati dalla risata spaccatimpani di Midori provenire
dall’interno. Ma che diavolo sta succedendo
là dentro? Nao, che
per un attimo era apparsa discretamente sconvolta, riprese subito il
suo spocchioso contegno. “Oh, bene, meno male che sei arrivata. Vai
dentro a dare una mano a Midori, io non voglio averci niente a che
fare”. Mai si
infilò nella camera senza chiedere spiegazioni, trascinandosi
dietro una Mikoto ormai ripiombata nel mondo dei sogni. Altre grida
soffocate e schiamazzi accompagnarono l’apertura e la chiusura
della porta. “Che
diavolo sta succedendo là dentro?”, domandò Yuichi,
fissando con una certa preoccupazione l’uscio. Nao
incrociò le braccia ed alzò gli occhi al cielo. “Kuga
fa la ritrosa, e Sugiura la sta vestendo”, disse, in tono piuttosto
criptico. “Perché?
Non può vestirsi da sola?”, chiese il ragazzo. Lei
sospirò, come se le sue parole fossero state un perfetto
esempio di chiarezza. “Allora è vero che sei stupido quanto
sembri… Non è che non si può vestire, non si vuole
vestire. D’altronde, ormai la festa è stata organizzata, se
non ci fosse una festeggiata ci faremmo tutti la figura degli
idioti…”. La ragazza si riavvicinò alla porta, abbassò
piano la maniglia e ne aprì uno spiraglio, quel tanto che
bastava da permetterle di sbirciarle all’interno. “Uh, la
situazione si sta facendo piuttosto interessante…”. Si voltò
verso Yuichi, sfoggiando un’aria di segreta complicità.
“Vuoi dare un’occhiata anche tu, Tate?”. Il ragazzo
arrossì dalle radici dei capelli al collo. “N-no, ma che
dici? T-ti pare che io…”. Nao
sogghignò. “Dai, Tate, te lo si legge in faccia che vorresti
guardare. E’ vero, a te piace Tokiha, ma non puoi negare che anche
Kuga sia una bella ragazza. Certo, mai quanto me, ma…Forza, vieni”.
Un piede di Yuichi si alzò quasi contro la sua volontà
e fece un passo in avanti. “Non lo saprà nessuno, non
preoccuparti… E poi sono quasi riuscite a spogliarla, il bello
dello spettacolo non durerà ancora per molto”, continuava
Nao, spostandosi dietro la porta per permettere al ragazzo di
avvicinarsi al punto d’osservazione privilegiato. “D’accordo,
ma solo per un momento…”, borbottò lui, avvicinando il
volto ormai scarlatto allo spiraglio. Da dentro provenivano risatine
e mugugni; proprio in quell’attimo Kuga disse: “No, ragazze, non
voglio…”, e Kuga sentì una buffa e piacevole sensazione
percorrergli tutta la spina dorsale e finire dritta dritta al suo
inguine. Esattamente
in quell’attimo, Nao scattò in avanti, afferrò la
maniglia e spalancò la porta, gridando nel frattempo a pieni
polmoni: “Attente! Tate sta facendo il
maniaco!”. Yuichi non
seppe nemmeno cosa lo avesse colpito. Sentì solo le grida
delle ragazze nella stanza, e un attimo dopo era a terra svenuto;
accanto a lui c’erano una grossa spazzola di legno, uno stivaletto
e Mikoto, che non si era svegliata nonostante fosse stata lanciata
contro il guardone. Nao,
ridacchiando, si chinò sul corpo privo di sensi del ragazzo e
disse: “Scusa, Tate. Era troppo divertente per non approfittarne”. Nel
frattempo, dietro alcuni cespugli non meglio precisati, tre individui
stavano complottando la realizzazione di un piano diabolico… “Ehm…
presidente, non sono sicuro che funzionerà”. “Queste
non sono parole che dovrebbero uscire dalla bocca di uno dei membri
del glorioso club di kendo dell’accademia Fuuka, Masato! Quando
abbiamo un obiettivo, lo dobbiamo portare a termine a qualsiasi
costo!”. “A dire
il vero, presidente, questo è il suo obiettivo, non il
nostro…”. “Anche
tu, dubiti delle tue capacità, Hikaru? Non ricordi cosa dico
sempre? Noi del club di kendo siamo una grande famiglia, e ciò
che è di uno è di tutti!”. “Presidente,
ma invece di usare tutte queste frasi ad effetto non può
solamente dire che lo vuole fare perché potrebbe essere la sua
ultima occasione prima del diploma?”. “Già,
nonostante tutte le volte in cui lei ci abbia provato in passato
abbia sempre fallito in maniera clamorosa?”. “E che
della ‘grande famiglia’ di più di trenta persone del club
di kendo gli unici che hanno voluto darle una mano in questa cosa
siamo noi due?”. Un momento
di silenzio, poi… “Hikaru,
Masato, grazie per queste vostre parole! Ora mi sento molto più
determinato a raggiungere il mio obiettivo!”. “Come al
solito il presidente sente solo quello che vuole sentire, eh?”. “Meno
male che fra qualche giorno si diploma…”. “Forza,
forza!”. Haruka correva qua e là cercando di approntare gli
ultimi preparativi e spaventando a morte i ragazzini delle medie.
“Voi, sistemate meglio quei regali! Club di cucina, fra dieci
minuti voglio qui la torta! E non c’è ancora abbastanza
maionese su quelle tartine, stupida Donna Polpo!”. “Va
bene, va bene…”, borbottò Shiho, continuando a spalmare
maionese nonostante sugli stuzzichini ce ne fosse ormai uno strato
spesso un paio di centimetri. In quel
momento, da uno dei ciliegi si alzò una piccola nuvoletta di
petali che piovve fra i capelli di Haruka; un lieve fruscio, e
davanti al Direttore Esecutivo si materializzò una figura dai
capelli scuri e dallo sguardo impassibile, che teneva l’indice e il
medio della destra sollevati davanti alla bocca. “Natsuki Kuga sarà
qui fra due minuti. E’ accompagnata da Midori Sugiura, Nao Yuuki,
Mikoto Minagi, Mai Tokiha e Yuuichi Tate. Quest’ultimo presenta
numerose contusioni al volto, probabilmente in seguito ad un attacco
nemico”. “Grazie
mille, Okuzaki, puoi andare”, disse l’altra in tono soddisfatto,
per nulla sorpresa dell’improvvisa apparizione della kunoichi.
Akira si esibì in un inchino rigido e cortese e scomparve
all’improvviso così com’era apparsa, solo per
materializzarsi al fianco di Takumi qualche lenzuolo più in
là. “Avete
sentito tutti?” gridò Haruka. “La festeggiata sta per
arrivare! Tutti ai vostri posti!”. Tutti
quanti si accomodarono sui teli stesi sotto gli alberi. Per il minuto
successivo, l’unico suono che si poté udire era quello di
Shizuru che sorbiva con tranquillità il suo tè… e un
cespuglio particolarmente grosso che si agitava ed ogni tanto
emetteva qualche grugnito. Poi,
finalmente, il gruppo che accompagnava Natsuki apparve. “Che si
è messa addosso Kuga?”. “Ehi,
nessuno mi aveva detto che era una festa in costume!”. “Ma si è
vestita al buio?”. Midori e
Mai erano riuscite a vestire Natsuki, alla fine. Però non
avevano granché badato a che cosa
le mettevano addosso: così il compagno dello stivaletto che
aveva colpito Yuuichi alla tempia faceva bella mostra di sé
accanto ad una normale scarpa da ginnastica; la gonna dell’uniforme
estiva dell’accademia era stata invece abbinata ad una giacca di
pelle che ricordava molto il completo da motociclista della ragazza.
In quanto alla stessa Natsuki, da ormai mezz’ora era caduta in una
sorta di stato catatonico, sopraffatta dall’assurdità della
situazione. All’improvviso,
uno strillo si levò dalla folla assembrata nel parco. “Oh,
Yuuichi-kun, che ti hanno fatto?”. Shiho, rovesciando un vassoio di
tartine e spandendo maionese ovunque, si alzò in piedi di
scatto e corse dal suo amico d’infanzia, il quale si era da poco
ripreso dal lancio di oggetti (e Mikoto), ma ne portava ancora ben
evidenti i segni sul volto. “No,
Shiho, non preoccuparti, non è nulla di grave…”, rispose
lui, un po’ dubbioso, lanciando un’occhiataccia a Nao. La quale,
ovviamente, iniziò a sogghignare. Finalmente
i presenti parvero ricordarsi che non si trovavano lì per
commentare i gusti di Natsuki in fatto di moda ma per festeggiare il
suo compleanno. “Auguri,
sempai Kuga!”. “A-auguri,
Kuga-san!”. “Che
facciamo, presidente, andiamo adesso?”. “No,
aspetta ancora un po’. E abbassa la voce, sennò ci
scoprono!”. “Eh?”,
fece Natsuki, mentre Mai la aiutava ad accomodarsi sul telo centrale.
Proprio lì accanto sorgeva una catasta di regali, a cui Midori
aggiunse il proprio… mettendolo in cima a tutti. La pila di doni
fremette e scricchiolò, ma parve reggere. “Ecco,
Kuga, prendi una tartina”, disse Haruka, improvvisatasi cameriera.
Ruolo che non le riusciva granché congeniale, visto che nel
tendere il vassoio rischiò di rovesciarne il contenuto addosso
alla festeggiata. “Le ho fatte preparare con una dose extra di
maionese, mi hanno detto che ti piacciono così”. “Oh?
Grazie…”, fece Natsuki, pescando a caso con la mano nel vassoio e
raccogliendo una fettina di pane bianco ormai fradicia. Meno di un
secondo dopo, la tartina le si sfaldò fra le dita e ripiombò
nel vassoio con un leggero tonfo umido; Haruka la guardò
allibita, come se non avesse visto nulla di altrettanto incredibile
in vita sua. “Ehm… forse è meglio passare alla torta. Ehi,
voi del club di cucina, volete darvi una mossa?”. “Ma,
Suzushiro-san, lei ci aveva detto che…”. “Non
importa quello che ho detto prima, la torta ci serve adesso!”. “Intanto
possiamo iniziare ad aprire i regali, che dite?”, esclamò
Midori, afferrando il suo pacco dono; stavolta la torre non resse e
scatole di ogni forma e dimensione crollarono l’una sotto il peso
dell’altra. “Questo è da parte mia!”, aggiunse la
giovane professoressa – come se la cosa non fosse già
abbastanza ovvia – mettendo fra le mani sporche di maionese di
Natsuki il regalo. Natsuki, con gesti meccanici, tolse carta e fiocco
ed aprì con lentezza la scatola. “Anche
Akane ha contribuito, stavo quasi per dimenticarmene”, spiegò
Midori, mentre la festeggiata sollevava davanti al viso un paio di
mutandine orlate di pizzo che una volta indossate non avrebbero
lasciato molto spazio all’immaginazione. “Adesso lavora part-time
in un negozio di biancheria intima, quindi è riuscita a farsi
fare un prezzo di favore!”. “Midori-san,
avevi promesso di non dirlo!”, esclamò Akane, il viso di
un’interessante sfumatura color mattone, mentre cercava di
nascondersi alternativamente dietro Kazuya ed un vassoio. “Ce n’è
per un anno intero, credo”, continuava intanto Midori, mentre
Natsuki scrutava perplessa la scatola colma di biancheria. “Mi
hanno detto che mutande e reggiseno ti piacciono molto, quindi sono
andata sul sicuro!”. Non mi
sembra la tipica cosa da dire ad alta voce ad una festa di
compleanno…, pensò Yuuichi, sperando
ardentemente che il suo naso non si mettesse a sanguinare. Stava
facendo di tutto per non continuare a pensare a Mai con indosso quel
minuscolo straccetto di pizzo… Shiho ne
approfittò per sbattere sotto il naso del ragazzo le fette di
pane fradice. “Ecco, Yuuichi-kun, mangia una di queste. Le ho
preparate con le mie mani!”. “Ehm,
no, Shiho, grazie…”, rispose lui, fissando con disgusto il
contenuto del vassoio. “Non credo che la maionese alle dieci del
mattino mi farebbe molto bene…”. “Questo
invece è da parte della preside Mashiro e di Fumi”, disse
Mai, porgendo a Natsuki un pacchetto lungo e sottile. Accanto a lei,
Mikoto biascicava mezza addormentata una tartina. “Mi hanno detto
di dirti che si scusano per non aver potuto partecipare alla festa”. Natsuki
scartò il regalo, e si ritrovò in mano un altro paio di
mutande. “Uh,
roba di classe”, disse Nao. “Sembrano quelle che usava mia
nonna…”. “Ora
apri il mio, Kuga”, intervenne Chie, porgendo un pacchetto con la
carta decorata a rose blu. “Q-questo
è da parte mia e di Haruka-chan”, balbettò Yukino. “Sono
davvero molto onorato di essere stato invitato a questa festa,
Kuga-san”, disse Reito Kanzaki con un lieve inchino, in mano
un’elegante scatola color nero lucido. Ma,
indipendentemente dalla forma, dal colore e dalla grandezza dei
pacchi dono, il contenuto era sempre lo stesso. “Fico”,
esclamò Midori, “ci potremmo riempire la piscina con tutte
queste mutande”. “A me
avevano detto che Kuga andava matta per la biancheria…”, si
giustificò Shiho con un’alzata di spalle. “Ma
infatti le piace molto, vero, Natsuki?”, domandò Mai
all’amica, che la fissava stralunata. “Come?
Oh, sì, certo, grazie mille a tutti, davvero…”, mormorò
lei. Teneva ancora in mano le imbarazzanti mutandine regalatele da
Midori ed Akane. Haruka
avvicinò il suo volto a quello della festeggiata; aveva
un’espressione intensa e corrucciata, come un meccanico che osserva
il motore di un’automobile guasta cercando di capire come
ripararla. “Non mi sembra che tu ti stia divertendo molto, Kuga”,
sentenziò. “Ma sono sicura che ti sentirai meglio dopo una
bella fetta di torta!”. Il dolce
in questione, preparato dai membri del club di cucina dell’Accademia
al gran completo, era tanto grande che doveva essere trasportato da
due robusti membri della squadra di baseball. Aveva un aspetto
magnifico, con pinnacoli di crema e ghirlande di glassa tutt’intorno.
Venne appoggiato proprio davanti a Natsuki (gli articoli di
biancheria erano stati accatastati poco più in là),
ancora fumante e caldo di forno. “Ha un
aspetto magnifico!”, esclamò Mai, rapita. “Però
l’odore è un po’ strano… che c’è dentro?”. “Oh, è
una ricetta creata apposta per l’occasione!”, affermò
Haruka con orgoglio, quasi come se l’avesse preparata lei sola. Una
delle ragazze del club di cucina, che spingeva davanti a sé un
carrello carico di stoviglie, porse ad Haruka un coltello ed un
piattino di ceramica. Il Direttore Esecutivo tagliò con
perizia una fetta di dolce e la posò sul piatto, tendendolo
poi a Natsuki. In quel
momento Mikoto spalancò gli occhi, e vedendo passarle a pochi
centimetri di distanza dalla faccia una fetta di torta, si limitò
ad allungare una mano e ad afferrarla, staccandone un grosso boccone
prima che qualcuno avesse il tempo di fermarla. Poi… “Che
schifo!”, gridò Haruka, cercando di togliersi dalla
traiettoria del pezzo di dolce masticato. “Tokiha, fai qualcosa!”. “Mikoto,
non si sputa a quel modo!”, disse Mai in tono materno. “Ma è
disgustosa! Sa di maionese!”, si lamentò la ragazzina,
spazzolandosi via dalla bocca le briciole. Sul gruppo
calò per qualche attimo il silenzio, rotto solo dalle parole:
“Masato, mi stai piantando un gomito nel…”. “Quindi,
fammi capire: tu hai fatto mettere… anche nella torta…”,
mormorò Nao incredula. “Beh, io
sono convinta che non sia così cattiva!”, disse Haruka con
aria di sfida, rivolta non si sa bene a chi. Strappò la fetta
dalle mani di Mikoto e se la infilò in bocca tutta intera;
masticò un paio di volte, lentamente, poi impallidì.
“Dell’acqua, presto”, riuscì a biascicare. “Oddio,
Haruka-chan, ti senti male?”, esclamò Yukino, che sembrava
sul punto di svenire anche lei. “Ecco,
Yukino-chan, dalle questo!”, le disse Shizuru, tendendole un
bicchiere di carta. “Forza,
Haruka-chan, bevi e ti sentirai meglio!; la segretaria del consiglio
studentesco, le cui mani tremavano come se stesse somministrando
l’unica dose esistente di un veleno letale, avvicinò il
bicchiere alle labbra dell’amica e gliene versò in gola il
contenuto. Haruka
deglutì con forza; pochi secondi dopo, le sue guance si
colorarono di rosa acceso, e sobbalzò un paio di volta. “E’
davvero buona quesht’acqua… Sce n’è mica ancora?”,
domandò, la voce ancora più impastata di prima. Yukino la
fissò perplessa, poi sollevò il bicchiere ormai vuoto e
lo annusò. “Oh, no!”, gemette. “Q-questo è saké!
E ad Haruka ne basta un bicchiere per ubriacarsi!”. “Ehi,
cosh’hai da guardare tu, eh?”. Haruka stava puntando in maniera
minacciosa un dito in direzione di un paio di mutande. “Credo
dovremmo fare qualcosa per lei…”, disse Mai, preoccupata. Oh, tu
e le tue pose da crocerossina, quanto mi danno sui nervi…, pensò
Shiho; istintivamente, raccolse un paio di tortine flosce e le
strizzò nel pugno, spargendo sul telo gocce di maionese.
All’improvviso, però, le venne un’idea: cercando di
trattenere il sogghigno malefico che le stava sorgendo alle labbra,
la ragazzina si guardò intorno, per essere sicura che nessuno
la stesse guardando. Tutti però parevano essere concentrati su
Haruka, che in quel movimento stava cercando di attaccare briga con
il carrello delle stoviglie. Shiho alzò il pugno gocciolante,
prese la mira e lanciò. SPLOTCH!
Il grumo di pane e maionese, dopo aver percorso un aggraziato arco
ascendente, andò a spiaccicarsi sulla divisa di Nao. “Chi è
stato?”, gridò furente la ragazza. Shiho
cercò di nascondere la mano sporca, senza successo. “Credimi,sempai Yuuki, non
volevo colpire te!”. Nao, senza
proferire parola, infilò una mano fino al polso nella
disgustosa torta alla maionese, e sotto gli occhi allibiti di tutti i
presenti scagliò una palla viscida in direzione di Shiho…
mancando però il bersaglio e colpendo Midori su una guancia.
La giovane insegnante non sembrò arrabbiata; ma il sorriso che
le si dipinse sul volto, anche se di felicità, fu ancora più
spaventoso. “Guerra di cibo!”, gridò, con la stessa
ferocia di un urlo di guerra amazzone; afferrò uno dei vassoi
ed iniziò a bersagliare chiunque le stesse intorno a colpi di
tartine. Meno di un
minuto dopo, la festa di compleanno si era trasformata in un campo di
battaglia, in cui l'arma principale era la maionese (e,
occasionalmente, qualche reggiseno). "Tanto questa torta non si
poteva mangiare!", gridò giuliva Mikoto, colpendo suo
fratello alla schiena. "R-ragazzi,
p-p-per favore, calmatevi!", cercò di placare gli animi
Yukino, prima che un pugno di torta le inzaccherasse gli occhiali. "Shono
contenta di vedere che tutti quanti shi shtanno divertendo",
disse Haruka ad un albero di ciliegio, i capelli impastati di crema e
di pastafrolla. Intanto,
il cespuglio aveva ricominciato ad agitarsi. "Presidente, qui la
situazione sta degenerando!". Uno degli
occupanti dell'arbusto deglutì con forza. "Dobbiamo
farlo, allora. Ora o mai più!"; e Masashi Takeda si
lanciò fuori dalle fronde, seguito da due studenti del primo
anno delle superiori con espressioni gemelle di rassegnazione sui
volti che reggevano un enorme striscione con la scritta: Amore
eterno a Natsuki Kuga. "Natsuki
Kuga, finalmente posso dirlo davanti a tutti: io ti a...". Fu in
quell'attimo che nel cervello di Natsuki scattò qualcosa, e
comprese chi si trovava dietro tutto quel casino. Dopo che Midori e
Mai l'avevano costretta a vestirsi si era arresa allo scorrere degli
eventi, perché quello che le stava succedendo intorno era
troppo incomprensibile anche per lei. Ma ora, finalmente, era
convinta di avere trovato la soluzione. Così,
si sollevò in piedi di scatto e gridò con tutto il
fiato che aveva nei polmoni: "Oggi non è
il mio compleanno!". Poi, il
silenzio. Tutti quanti si bloccarono, chi nell'atto di lanciare
qualcosa, chi in quello di difendersi; Akira stava puntando un kunai
alla gola di un ragazzo di seconda liceo che presumibilmente aveva
cercato di colpire Takumi, e Mikoto si era addormentata di nuovo, con
un paio di mutande in testa. Takeda, rimasto a bocca spalancata,
disse il suo: "...mo?" ad un tono di voce tanto basso che
neppure lui lo sentì. Natsuki
ansimò un paio di volte per riprendere il respiro, e si guardò
intorno: tutti la fissavano con aria perplessa, desiderosi di
spiegazioni. La ragazza chinò la testa, e disse: "Sì,
avete capito. Oggi non è il mio compleanno. Davvero, non so
chi vi abbia detto che non era così, ma io sono nata ad
Agosto, quindi oggi non può essere il mio compleanno. Quindi
mi spiace moltissimo che vi siate dati così tanto da fare per
questa festa e che mi abbiate fatto tutti questi regali, ma...". Midori, la
faccia una maschera di maionese, spalancò con lentezza la
bocca. "Stai scherzando?". Natsuki
scosse la testa. "No. Ho tentato di dirtelo, quando stamattina
sei venuta a svegliarmi...". I
convitati si guardarono in faccia, l'uno con l'altro. Di comune
accordo, parvero decidere che una bella doccia per liberarsi di tutta
quella maionese non era una cattiva idea; a poco a poco, iniziarono a
sciamare verso i dormitori. "Lo
sapevo che venire qui sarebbe stata una perdita di tempo...". "E
non sono potuta nemmeno stare sola con Yuuichi-kun!". "Mai,
io voglio dormire... E non vedo più niente!". "Togliti
quelle mutande dalla faccia". "Queshta
è shtata la più bella feshta che io abbia mai vishto!". "V-vieni,
Haruka-chan, stai dando spettacolo". "M-ma...
Non mi ha nemmeno guardato!". "Forza,
presidente, torniamo in palestra...". "Come
immaginavo, è un caso senza speranza". Alla fine
nel giardino dell'Accademia rimasero solo due persone: una era
Natsuki, l'altra il colpevole. "Peccato,
proprio ora che le cose si stavano facendo divertenti...". Non
era chiaro come Shizuru fosse riuscita a non essere coinvolta dal
lancio di maionese, ma era così: sedeva sul suo angolo di
lenzuolo, a fianco la sua tazza di té, con la divisa
immacolata e un sorriso dolce sul volto. Natsuki la
fissò con aria soddisfatta. "Lo sapevo che dietro a tutto
questo c'eri tu", disse, avvicinandosi a lei. "All'inizio
non capivo che cosa stesse succedendo, ma poi ho pensato: chi
potrebbe avere il potere di mobilitare tutta quella gente? Chi
potrebbe convincere il club di cucina a preparare una torta alla
maionese? E soprattutto, chi è l'unica a conoscere la data
esatta del mio compleanno?". Il sorriso
di Shizuru si allargò, mentre si alzava in piedi raccogliendo
thermos e tazza. "Beh, immagino che non esista delitto perfetto,
no?". Fece un lieve inchino, poi alzò la testa e fissò
Natsuki dritta negli occhi. "Ah, posso chiederti di passare da
camera mia, più tardi?". L'altra
sobbalzò. "Perché?", domandò. Shizuru
inclinò la testa. I capelli le ricaddero su un lato del volto,
e Natsuki sentì qualcosa di strano agitarlesi dentro. "Che
domande: devo darti il mio regalo, no?". Si voltò ed
iniziò ad incamminarsi verso la scuola. Dopo qualche passo,
però, si fermò. "Ah, e porta quelle mutandine che
ti ha regalato Sugiura... Sai, potrebbero servire".